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Il rogito non si improvvisa: documenti, tempi e cause di rinvio

Un errore su un documento può bloccare tutto. Ecco cosa serve, quanto tempo richiede, e cosa fare per non farsi trovare impreparati il giorno del rogito.

di Davide Sica
venditore senza volto in giacca che firma un atto di comprevendita sulla scrivania di un notaio

Il giorno del rogito viene spesso vissuto come una formalità: si firma e si consegnano le chiavi. Ma basta un dettaglio fuori posto per complicare tutto, ad esempio la dichiarazione sugli estremi di una concessione edilizia rilasciata magari quarant’anni fa. Se quella dichiarazione manca, l’atto è nullo: per la legge, è come se il contratto non fosse mai stato firmato, e l’acquirente perde la proprietà e deve farsi restituire quanto ha pagato.

Non è un caso isolato o teorico. Stessa conseguenza, nullità dell’atto, è prevista anche quando manca la dichiarazione di conformità catastale, obbligatoria dal 2010 (art. 19, comma 14, d.l. 78/2010, conv. in l. 122/2010, che ha modificato l’art. 29 della l. 52/1985) in base a una norma anti-evasione, la cui applicazione è stata confermata dalla Cassazione. In entrambi i casi, un notaio che rogitasse comunque violerebbe l’art. 28 della legge notarile (L. 89/1913), esponendosi a sanzioni disciplinari e a responsabilità patrimoniale verso le parti.

C’è invece un errore che, pur sembrando altrettanto grave, ha oggi conseguenze diverse: l’APE, l’attestato di prestazione energetica. Fino al 2013 la sua assenza poteva bloccare l’atto; da allora (d.l. 63/2013, conv. in l. 90/2013) comporta “solo” una sanzione amministrativa, tra 3.000 e 18.000 euro, a carico di venditore e acquirente in solido, o del solo proprietario, se è lui a non averlo mai fatto redigere.

Sono casi come questi a rendere il rogito tutt’altro che una formalità: è lo spartiacque legale della compravendita. Prima della firma, tutto è condizionale; dopo, tutto diventa effettivo e opponibile a terzi, e la proprietà passa immediatamente dal venditore all’acquirente. Per questo, prima di quel momento, lo studio notarile deve incrociare una serie di controlli: identità delle parti secondo la normativa antiriciclaggio, storia proprietaria dell’immobile, corrispondenza tra planimetria catastale e stato reale, regolarità dei titoli edilizi, certificato di destinazione urbanistica, attestato energetico.

Basta quindi un solo tassello fuori posto perché la giornata della firma si trasformi in una giornata di rinvio.

Cos’è il rogito e perché non è una formalità

L’articolo 1350 del Codice Civile impone la forma scritta per i contratti che trasferiscono la proprietà di un immobile: è quella che i giuristi chiamano forma “ad substantiam”, condizione la cui assenza rende il contratto nullo. Niente atto scritto, niente passaggio di proprietà; qualunque cosa si sia detto o promesso verbalmente.

Ma la sola firma non basta a mettere l’acquisto al sicuro. L’articolo 1376 c.c. sancisce il principio consensualistico: la proprietà passa già con il semplice accordo tra le parti, senza che serva un atto notarile. Il punto è un altro: senza l’autenticazione del notaio e la trascrizione nei registri immobiliari, quel passaggio di proprietà resta debole verso il mondo esterno, attaccabile da eventuali creditori del venditore o da un altro potenziale acquirente dello stesso immobile.

È qui che si inserisce la differenza tra compromesso e rogito. Il compromesso è il contratto preliminare che blocca l’affare mentre si completano le verifiche: anche lui, per essere valido, deve avere forma scritta a pena di nullità, ma a differenza del rogito non richiede l’intervento di un notaio. È un impegno vincolante tra le parti, non ancora opponibile a terzi.

Atto di proprietà

Photo: Atlantic Ambience / Pexels

La checklist: i documenti per il rogito

Un rogito non si ferma mai ad un solo documento. È la somma di tanti pezzi, ciascuno con un suo tempo, una sua urgenza, e basta che uno manchi per far slittare tutto il resto. Ecco una checklist utile per avere sempre chiaro l’iter da seguire.

Documento Cosa attesta
Documenti sempre necessari
Dati anagrafici delle parti (identità, codice fiscale, stato civile) Identità delle parti e regime patrimoniale applicabile
Atto di provenienza Come il venditore ha acquisito l’immobile
Verifica catastale (visura, planimetria, conformità) Corrispondenza tra dati catastali e stato reale dell’immobile
Titolo edilizio (licenza/concessione/permesso o dichiarazione sostitutiva per immobili ante-1967) Regolarità urbanistica
APE Classe energetica
Visura ipotecaria Assenza di ipoteche o pignoramenti
Se c’è un’agenzia
Dati del mediatore Regolarità dell’intermediazione
Con mutuo
Istruttoria bancaria (documentazione reddituale, perizia, delibera) Merito creditizio e approvazione del finanziamento
Pratica notarile per il mutuo (dichiarazione preliminare + atto di mutuo) Situazione formale dell’immobile e contratto di finanziamento
Se il venditore è un’impresa costruttrice
Garanzie del costruttore (fideiussione sugli acconti + polizza decennale) Tutela delle somme versate e copertura da difetti costruttivi

Quanto tempo serve per arrivare pronti al rogito

Quanto tempo serve, in pratica, per arrivarci preparati? Per il notaio Luciano Quaggia la regola è mettere in conto almeno 30 giorni. Con un’istruttoria già completa bastano anche 24 ore, il tempo tecnico che serve al notaio per rogitare l’atto quando tutti i documenti sono pronti. Il problema è avere davvero tutto: visure aggiornate, liberatoria condominiale, attestato di certificazione energetica e l’intera storia edilizia dell’immobile. Se infatti anche un solo documento manca, bisogna passare dagli archivi comunali, dove i tempi di attesa per un appuntamento si misurano in settimane.

Se c’è un mutuo, i 30 giorni non sono un margine di comodo ma una necessità tecnica: la banca richiede la relazione notarile preliminare almeno 15 giorni prima della stipula, e il notaio ha bisogno di tempo per completare l’istruttoria e gli aggiornamenti ipotecari. Un’istruttoria fatta da zero, spiega Quaggia, richiede in media proprio un mese, anche se, quando l’immobile è già ben documentato, capita di chiudere anche in pochi giorni.

C’è poi un caso a parte: la visura ipotecaria, che il notaio fa il più tardi possibile, a ridosso della firma, per fotografare la situazione dei registri immobiliari nel momento più vicino possibile al rogito ed evitare che tra la verifica e la firma si inserisca un’ipoteca, un pignoramento o un sequestro.

A complicare i tempi, spesso, è proprio l’assenza di un’agenzia. “Quando c’è una vendita tra privati è complicatissimo”, dice Quaggia: senza un mediatore che coordini scadenze e documentazione, il compito ricade sulle parti e spesso il notaio si ritrova a coprire un ruolo di coordinamento. A prescindere dalla presenza o meno di un mediatore, la verifica vera e propria, quella che rende l’atto sicuro, spetta solo al notaio. Ecco perché, quando manca l’agenzia, conviene affidarsi allo studio notarile fin dalla proposta d’acquisto, invece di scoprire solo alla fine cosa manca davvero.

Dopo la firma, il notaio ha 30 giorni per registrare l’atto all’Agenzia delle Entrate e trascriverlo nei registri immobiliari. È l’ultimo passaggio di quella che si può definire una vera e propria cerniera: da un lato sblocca il finanziamento, se c’è un mutuo, dall’altro rende il rogito definitivamente opponibile a terzi e la proprietà pienamente disponibile per chi acquista.

Perché il rogito slitta: le cause più frequenti

I rinvii sono la parte più ordinaria del lavoro di un notaio, possono capitare anche due o tre volte al mese, e quasi sempre dipendono da un dettaglio, non da un problema di sostanza. Tre casi tornano più spesso di altri.

1. Un errore sull’assegno circolare. È, secondo l’esperienza di chi rogita ogni giorno, la causa di rinvio più frequente in assoluto: basta una lettera sbagliata, come una O al posto di una A,  per rendere l’assegno inutilizzabile, e il notaio deve aspettare che venga rifatto. C’è poi un problema strutturale, non solo di battitura: per legge, le banche concedono la valuta di un assegno circolare dopo 1 giorno lavorativo, ma la disponibilità effettiva del denaro può richiedere fino a 4 giorni lavorativi. Per chi ha vendite a catena, vende e compra nella stessa giornata,  significa restare senza provvista per l’acquisto successivo proprio il giorno in cui servirebbe. Il bonifico irrevocabile o il bonifico istantaneo (ove supportato dalle cifre dell’operazione) eliminano il problema alla radice.

2. Una variazione catastale fatta senza pratica edilizia.Quando la planimetria non corrisponde allo stato reale dell’immobile, l’atto si blocca. Non basta sanare la difformità: serve prima la pratica edilizia a monte, altrimenti la variazione catastale non è nemmeno accettabile. È l’assenza della dichiarazione di conformità, non la difformità in sé, a rendere l’atto nullo, come chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 8230 del 2019, motivo per cui il notaio non può in alcun modo aggirare il problema il giorno stesso.

3. Un APE mancante, o presente solo in copia. Ogni regione ha il proprio catasto energetico, oggi progressivamente collegato al sistema nazionale SIAPE gestito da ENEA, e l’originale dell’attestato deve risultare depositato in quello corretto: in Lombardia il notaio può scaricarlo direttamente, altrove serve portarlo fisicamente il giorno dell’atto. Capita che arrivi solo la copia, e senza l’originale l’atto semplicemente non si può fare.

A questi si aggiunge un caso più lieve, che di norma rinvia l’atto di poche ore: un mutuo del venditore ancora da estinguere, quando l’acquirente indirizza per errore l’intero pagamento a lui invece di dividerlo correttamente tra banca e venditore.

Rogito rinviato vs. Rogito saltato

Le cause appena viste portano quasi sempre a un rinvio, non a un annullamento. È una distinzione che vale la pena tenere separata, perché le conseguenze sono molto diverse. I rinvii rientrano nell’ordinaria amministrazione di uno studio notarile. Un atto che salta del tutto, invece, è raro: quasi sempre succede solo quando una delle parti ha cambiato idea, non quando manca un documento.

Il rinvio non comporta sanzioni, ma è comunque un problema concreto: coinvolge tutto ciò che ruota attorno alla compravendita: un trasloco già organizzato, un mutuo in sospeso, un’impresa pronta a iniziare i lavori, e può bastare a scombinare il piano logistico di acquirente e venditore.

Il rogito saltato è tutt’altra cosa: configura un inadempimento imputabile a una delle due parti, con conseguenze economiche dirette. Se è l’acquirente a risultare inadempiente, il venditore può recedere dall’accordo e trattenere la caparra; se è il venditore a tirarsi indietro, l’acquirente può recedere ed esigere il doppio della caparra versata (art. 1385 c.c.). Perché questo scatti, però, il motivo dell’inadempimento deve essere considerato sufficientemente grave da un giudice; un semplice ritardo, da solo, di norma non basta.

Il rogito, quindi, è tutt’altro che una formalità, e il momento giusto per muoversi non è quando viene fissata la data con il notaio, ma la proposta d’acquisto. È lì che si dovrebbero già chiedere gli estremi della concessione edilizia, verificare la conformità catastale, controllare se c’è un mutuo residuo da estinguere. Chi aspetta la convocazione dal notaio per iniziare a raccogliere documenti parte già in ritardo su tempi che, come visto, si misurano in settimane. Per chi compra per mettere a reddito o per avviare un’operazione di flipping, ogni giorno di rinvio ha un costo reale: si traduce in un giorno di rendimento perso, o in un giorno in meno per far partire il progetto successivo.

Luciano Quaggia racconta in prima persona quarant’anni di rogiti: dai casi limite risolti all’ultimo minuto ai rinvii più assurdi visti in carriera. Guarda l’intervista completa.

Photo cover: Andrea Piacquadio / Pexels

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